Diciannove anni dopo...

Penso che non sarà sfuggito a molti il parallelismo tra la situazione odierna e quanto successe a partire dal 17 febbraio 1992 sempre nel milanesissimo Pio Albergo Trivulzio. Per quasi vent’anni si è detto che in quel momento ebbe inizio la fine della (sic!) prima Repubblica (e del “craxismo”) e poco dopo la nascita della (sic!) seconda Repubblica (e conseguentemente del “berlusconismo”) . Permettetemi alcune considerazioni in merito anche se non sono uno storico o un politologo. Ma siamo sicuri che sia davvero stato cambiato “strutturalmente” un sistema? Certo ci fu una scossa a seguito di Mani Pulite - e anche questa è una curiosa analogia con il fortissimo conflitto istituzionale in corso… - e della splendida battaglia refendendaria di Segni (ma che occasione perduta!), peraltro anche allora in una situazione di grave tensione finanziaria. Ma il risultato finale, forse perché sono stati mischiati gli stessi addendi, non sembra molto diverso, anzi per certi versi sembra peggiore. La corte dei conti lamenta una forte crescita dei reati per corruzione, e in generale il malgoverno e lo sperpero delle risorse pubbliche sono sotto i nostri occhi grandi come macigni. Com’è grande come un macigno, anzi una montagna, il debito pubblico che è una conseguenza della furia predatoria della classe politica. Mai come oggi l’Italia è stata nelle mani dei partiti a tutti i livelli della vita collettiva, mai come oggi siamo stati inermi a fronte di chi ci governa (gli “addendi”), anche a causa di una legge elettorale INDEGNA DI UN PAESE CIVILE. La coscienza di una situazione storica si forma sempre molto tempo dopo lo svolgersi degli venti, e credo che tra 19 anni leggeremo questi momenti come uno dei momenti peggiori della nostra storia politica. Ed è triste che proprio nella ricorrenza del 150° anno della nostra unità si assista ad un tale disfacimento morale. Il nostro “mariolo”, Mario Chiesa, si era fatto “beccare” con una banalissima bustarella: mi viene da sorridere ora. Ma poi mi passa, perché penso a decine di persone già ricche e famose a cui si è pensato bene di dare l’ennesimo privilegio. A chi non piacerebbe abitare in centro a Milano pagando poche centinaia di euro al mese, invece di lavorare qualche decina d’anni per pagarsi un mutuo? La mia coscienza civile, la mia coscienza liberale si ribella: ma queste persone che valori hanno, che principii hanno? E cosa racconto ai miei figli di 14 e 10 anni sul loro futuro e su come dovranno affrontare la loro vita?
Stefano
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